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cane corso
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L'allevamento "Stanley Pat" e il club di cane corso offre cuccioli d'elite di cane corso.

Potrete sempre trovare da noi un cucciolo d'élite che sarà in grado di fare una carriere di mostre, un bell'amico per Voi e una nutrice per i vostri bambini.
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Novità
07.02.2017


02.02.2017


22.01.2017


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Литература
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Razza

Le origini del cane corso risalgono all'antichità e trovano le radici nelle zone rurali dell'Italia meridionale e soprattutto della Puglia. Questa razza, per molto tempo ignorata, è stata recentemente rilanciata grazie all'impegno di un gruppo di allevatori di grande esperienza i quali con molta cura, pazienza e devozione sono riusciti a ritrovare ed allevarne alcuni rappresentanti tipici.

Si tratta di cani assai forti, sufficientemente resistenti e leggermente selvaggi che rappresentano un'ottima fusione di forza, armonia del fisico e buona mobilità. Non hanno niente in eccesso, essendo tutte le parti del corpo di debite proporzioni. Dopo aver evitato il rischio di estinzione, la razza trova una rapida diffusione non solo in Italia. Tali cani sono particolarmente richiesti come ottime guardie della proprietà e personali. Solo che bisogna conoscerli meglio per poterli apprezzare di più ed allevarli in un modo dovuto.

Nome

Il nome di cane corso deriva da "cane guardia di proprietà" Infatti, la parola di "corso", che significherebbe "parte integrante della recinzione o di un cortile" esprime la funzione primaria del nostro cane e per analogia quella di protettore diligente e coraggioso della proprietà.

La parola di "corso" appare nei manoscritti a partire dagli inizi del sec. XVI, e già in principio è legato al concetto di caccia e di guardia. Essa viene menzionata da Teofilo Folengo (1491-1544) che descrive i tratti primari di un cane corso che affrontò in un combattimento mortale un orso od un leone ferito dal cacciatore. In quest'ultimo caso il cane corso venne confrontato in una maniera originale al molosso ("canes inter seu corsos sive molossus" - lat., cioè "una cane tra corso e molosso"). Alcuni ricercatori di eziologia affermano che le origini del nome si dovrebbero cercare in una matrice antica di Galles o Province che esprime il concetto di "forza", come lo dimostra un aggettivo sopravvissuto della lingua inglese coarse, che significherebbe "ruvido, rustico" (in contrapposizione alla parola di fine – "fine, sottile").

Un'altra ipotesi propone in qualità di radice semantica il sostantivo latino cohors, oppure quello romano "coorte" – di coorte romana; riconfermando la funzione antica di guardia personale che veniva affidata al nostro cane.

Le ipotesi più svariate ci riconducono naturalmente agli aspetti morfologici e funzionali che si riducono in ultima analisi alle manifestazioni storiche della presenza del cane in diverse comunità umane. Pertanto ogni supposizione del genere va a finire con il fatto che la gente accetta almeno una di loro, riconoscendo in tal modo almeno una parte della verità.

Radici antiche

Nell'affrontare almeno brevemente le problematiche legate alle origini del cane corso ci troviamo inevitabilmente di fronte ai concetti della ciniologia. Nel leggere le loro orme sui sentieri del tempo, andiamo a constatare che gli appunti diventano sempre meno ricchi di particolari e cominciano a riprodurre l'uno l'altro.

Un aspetto comunque da sottolineare. Nella storia non esisteva come tale il concetto di una razza canina, almeno fino alla fine del secolo scorso, e non esiste tuttora nelle zone rurali. Le differenze tipologiche venivano sempre rapportate alle funzioni affidate, e pertanto la selezione era sempre finalizzata a garantire l'impiego dei cani per usi specifici.

Il cane corso ha mantenuto i tratti dei cani che servivano i nostri antenati in qualità di un nume protettore "di cui vive l'universo", come lo affermò Zaratustra (Iran, sec. VII a.C.) in un modo insolente ventisei secoli fa. Nel suo sguardo feroce si intravedono gli arcitipi diversi, da quelli tibetiani agli assirici e babilonici. La sua stirpe comprende sia il Canis pugnax (cane da combattimento, lat.) riferita nella "De re rustica" (Della vita rurale, lat.) Lucio Juni Moderat Columenta (secc. I-II A.C.), che si trasferi a Roma dalla Macedonia devastata nel 168 a.C.; lo stesso osservatore esaltò anche i rami nobili paralleli, tra cui pugnaces Britanniae (britannici da combattimento), trasportati da Tir e Sidon nella lontana Inghilterra a borda dei gloriosi fenici.

Può darsi, l'evoluzione procedette diversamente o proprio contrariamente. Conviene trattare con un po' di diffidenza le ricerche di alcuni naturalisti che ci conducono in Macedonia e persino nella Mesopotamia fino a Pamir, Karokorum e nella valle dell'Ind. Dobbiamo chiederci se è un cane del tipo molosso proviene effettivamente dall'Oriente, oppure le teorie in proposito si poggiano sulle testimonianze esageratamente fomentate (da Aristotele a Erodoto e Plinio) oppure su alcune immagini di bassorilievi, statue e piastre della cultura materiale dell'Oriente.

Solo che in questo caso entriamo in un campo minato delle polemiche ormai radicate che dividono i cinologi in due gruppi implacabili. Le risonanze di tale disputa si intravedono esplicitamente nell'opera già citata di Mario Zacchi, nella quale ai cani del tipo molosso viene riconosciuto il titolo dispregiativo di sotto-razza dovuta ad una massa ridotta del corpo rispetto alla °classicità autentica" del mastino napoletano. Cercheremo dunque di abbandonare questo terreno cosi pericoloso.

E senza un pizzico di criticismo, in quanto il mantenimento di una buona corpulenza rappresenta da sempre un risultato apprezzabile e difficilmente raggiungibile, come lo afferma Oppiano della Siria (sec. III a.C.) nelle sue raccomandazioni di mantenere negli incroci le proporzioni imponenti dei cani. Dobbiamo comunque tener conto dello stile esagerato del menzionato scrittore cosi consone con la disponibilità degli amatori a lasciarsi portare fuori dal concetto dall'entusiasmo poco fondato. Di che grandezza ("inusitatae magnitudinis") furono i due cani regalati ad Alessandro Magno dal re Paurava, menzionati da Plinio Maggiore (23-79 a.C.) nella sua opera "Naturalis historia"! Uno di loro sarebbe riuscito, stando alle affermazioni del narratore, a uccidere un leone e ad affrontare un elefante! Strabon, un greco trasferitosi a Roma verso l'anno 45 a.C. offre delle informazioni più ponderate ed afferma che ci vogliono quattro molossi per affrontare un leone. Marco Polo (1254-1324) menzionò nel suo Libro la presenza in Tibet di "cani grandi come asino". Da sottolineare che tali cani enormi risultarono versatili, veloci e resistenti nella "caccia alla selvaggina".

Una testimonianza scritta può avere il valore di un'immagine fotografica scattata a bruciapelo, anche se non dà la possibilità di fare confronti, e quindi suscettibile di distorsioni in prospettiva. In ogni caso, bisogna partire dalle funzioni del cane le quali di per se possono suggerircene le proporzioni. E' sempre meglio evitare le dispute sulla primogenitura che rischia a finire in quella inestricabile sull'uovo e sul pollo.

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